Servizio di counseling rivolto a persone omosessuali, transessuali e famiglie

Omosessualità e famiglia

In famiglia la scoperta di un figlio omosessuale, è sovente una vera e propria tragedia che  muove sensi di colpa, paure e grossi turbamenti nei genitori che, a volte,  non sono pronti ad accogliere questa notizia. La complessità legata alla scoperta di un figlio è dunque molto importante.

Riporto di seguito un elaborato che ho stilato grazie ad oltre 20 anni di attività in ambito LGBT sia come counselor e sia come volontario in molte associazioni omosessuali.

L’elaborato è stato strutturato sotto forma di FAQ (domande con relative risposte) dove sono evidenziali i comportamenti più diffusi dei ragazzi omosessuali in relazione alla famiglia e poi quelle che sono le reazioni più diffuse delle famiglie quando scoprono che il loro figlio è omosessuale.


1.1 Perché un figlio omosessuale ad un certo punto sente il bisogno di rivelarsi in famiglia?

– Perché se non si rivela è considerato “altro”, cioè eterosessuale per definizione.

-Per questioni di chiarezza nel rapporto con la famiglia.

-Per poter essere libero di esprimersi, raccontare, condividere.

-Per far si che non vi sia del taciuto e del non detto che può risultare pesante o che può passare  per una forma di “riservatezza” o altro.


1.2 Perché un figlio sceglie di non dirlo?

-Prevalentemente perché teme di far soffrire i genitori.

-Teme il loro rifiuto.

-Teme di ricevere delle ritorsioni.

-Teme di deluderli e di perdere la loro stima e il loro affetto.

-Perché ritiene che la sfera affettiva e sessuale sia un fatto privato che non è  necessario  condividere con i familiari. Sovente questo atteggiamento è più un “giustificarsi” per non dover  affrontare i genitori e quindi la loro reazione.

1.3 Quando è il momento giusto di rivelarsi alla famiglia?

Si comprende bene quando non possa esistere un momento giusto per dirlo. Ho avuto modo di notare che i ragazzi tuttavia aspettano di sentirsi pronti per farlo; aspettano il “momento giusto”.

Alcuni sostengono che non saranno mai pronti, altri sostengono che è il caso di aspettare e rinviano ad altro momento.

Alcuni ragazzi fanno in modo che i genitori capiscano da soli, magari lasciando riviste o altri segnali in giro per casa e, così facendo, tentano di risparmiarsi la fatica di dirlo e di far fronte alla loro prima reazione.

Alcuni prima “saggiano il terreno” e mettono alla prova i genitori, sondando la loro possibile reazione, facendo dei discorsi vaghi per vedere come reagiscono.
Quest’ultima “verifica” a volte delude perché non sempre corrisponde alla reazione reale: succede spesso che, laddove i genitori si sono espressi in un contesto generale aperti e tolleranti, poi si siano dimostrati col figlio non-accettanti; mentre laddove si sono espressi chiusi, poi si sono dimostrati aperti e disponibili.

1.4 In che modo una famiglia viene a sapere dell’omosessualità del figlio?

Anche questo aspetto varia da situazione a situazione, tuttavia i modi possono essere cosi raggruppati:

-Il figlio rivela la propria condizione di omosessuale.

-I genitori lo percepiscono e chiedono al figlio conferma (questo succede raramente).

-I genitori lo vengono a sapere per caso trovando riviste o lettere o altri segnali.

-Terze persone provvedono ad informare i genitori.

Sottolineo quanto, una rivelazione a mezzo di terze persone, ultima ipotesi elencata detta outing, possa essere una vera e propria violazione della privacy e quanto questa possa essere una vera e propria violenza che può causare dei grossi problemi soprattutto se il ragazzo si trova in una fase delicata nel suo cammino di coming out e soprattutto se la famiglia reagisce male, colpevolizzando il figlio o rifiutandolo.

1.5 Come reagisce la famiglia quando si trova a misurarsi in modo consapevole o non consapevole con un figlio o la figlia è omosessuale?

1.5.-a Situazione in cui l’omosessualità è conosciuta-rivelata in famiglia:

Sensazione che “crolli il mondo”

Spesso la prima reazione è proprio quella che stia “crollando il mondo”, come una sorta di “catastrofe” che si abbatte sulla famiglia.

Per quanto possa sembrare forte come espressione, molte volte la prima reazione è proprio questa. Tuttavia è una sensazione che si modifica nel tempo fino ad assumere una dimensione di “normalità” (o quasi normalità) o, quantomeno, raggiunge toni meno tragici e meno pesanti.

Preoccupazione

La preoccupazione dei genitori spesso è quella che al figlio possa succedere qualcosa di molto brutto, cioè che sia discriminato e che possa soffrire a causa della società non accettante. Quasi sempre i genitori ignorano che una persona omosessuale – a meno che questa non abbia problemi di auto accettazione e che abbia interiorizzato in modo forte l’omofobia – possa vivere una vita serena come tutte le altre persone.
Ignorano che esista una comunità gay costituita da locali come bar, discoteche, luoghi di ritrovo, circoli, associazioni, ecc., che favoriscono l’incontro e che permettono al figlio di inserirsi e di crearsi delle possibilità di conoscenza e di relazione. Temono che possa restare solo ed emarginato ed abbandonato da tutti.

In realtà loro stanno trasferendo sulla società la loro visione negativa  dell’omosessualità, oltre che la loro non accettazione.

Perché non l’hai detto prima?

A volte, subito dopo la rivelazione, i genitori si lamentano che non sia stato detto prima e non pensano che il figlio aveva probabilmente la necessità di essere pronto, di essersi prima chiarito o, anche, di aver sondato come loro avrebbero potuto reagire.

Sensazione di estraneità

Talvolta provano una sensazione di estraneità, come se non riconoscessero più il figlio, quando scoprono la sua omosessualità.

Questo dipende dal fatto che il figlio è sempre stato ritenuto in un altro modo e, sulla base di questo, si sono costruite su di lui varie aspettative che improvvisamente crollano. Col passare del tempo questa sensazione di estraneità si attenuta e questo avviene quando il figlio viene riconosciuto in quanto tale anche se è omosessuale.

Imbarazzo e vergogna

Il tabù dell’omosessualità, il senso del peccato e la convinzione che sia una “disgrazia”, permangono in modo forte nella nostra cultura e questo genera imbarazzo e vergogna e porta talvolta a tentare di “nascondere” questa realtà, affinché non si venga a sapere. Molti genitori accettano bene il figlio in famiglia, ma preferiscono che al di fuori non si sappia.

Delusione e sorpresa

Spesso i genitori manifestano una sorpresa ed usano espressioni del tipo: “non ce l’aspettavamo” oppure “non avevamo mai pensato a questo” ed esprimono la loro  delusione: “avremmo voluto dei nipotini” oppure “avremmo voluto altro per te” oppure “siamo delusi da te….”, e questo evidenzia quanto i genitori carichino i figli di aspettative e attese circa la loro vita.

Pensano che sia una fase

Rimane diffuso il credo che l’omosessualità possa essere una fase (il che può essere vero, soprattutto durante l’adolescenza, così come può essere una fase l’eterosessualità).
Dunque il genitore preferisce pensare che il figlio viva una fase e che in seguito si convertirà all’eterosessualità in modo definitivo.

Colpa delle brutte compagnie

Talvolta si ricerca la causa dell’omosessualità del figlio e soprattutto si cerca una responsabilità lontano, ovvero al di fuori della famiglia e al di fuori del ragazzo.

Il figlio viene visto come vittima di un sistema che l’ha traviato e corrotto, per cui è il compagno che ha la responsabilità o la brutta compagnia.

Attribuirsi la colpa

Reazione molto diffusa è quella del darsi la colpa; ovvero i genitori pensano di aver sbagliato qualcosa per cui il figlio è “diventato” omosessuale. Molte volte dicono: “dove abbiamo sbagliato?”; questo atteggiamento può essere pesante perché porta i genitori ad auto colpevolizzarsi e a crearsi dei pesanti sensi di colpa.

Mandano il figlio dallo psicologo

Questo atteggiamento era piuttosto diffuso qualche anno fa, oggi meno, tuttavia si riscontrano ancora situazioni in cui la famiglia manda il figlio dallo psicologo nella speranza di “correggere” l’orientamento sessuale “sbagliato”.

Ovviamente non serve qui ripetere che non è possibile una conversione di questo tipo per cui un eventuale sostegno psicologico può essere utile qualora il figlio viva un disagio rispetto alla propria omosessualità. E’ probabile anche che il sostegno serva ai genitori quando questi abbiano difficoltà col figlio su questo piano.

Tendenza a negare,  dopo che è stato detto non se ne parla più

A proposito di questo è necessario fare un distinguo tra il caso in cui l’omosessualità del figlio sia nota e il caso in cui non sia nota (questo aspetto verrà affrontano nel capitolo successivo). Nel momento in cui l’omosessualità si rivela, viene a mancare il “beneficio del dubbio” che talvolta i genitori vorrebbero mantenere. Questo tipo di reazione è molto diffusa ed evidenzia quanto sia difficile parlare e condividere questioni legate all’affettività e alla sessualità del figlio omosessuale. Dopo che si è appreso questo, al di la della prima reazione, spesso si crea una sorta di silenzio per cui non se ne parla più. E’ una sorta di negazione consapevole che ha la funzione di risparmiarsi l’imbarazzo e la fatica di affrontare un argomento così difficile da trattare. Quindi il figlio o la figlia fanno la loro vita ma non se ne parla in famiglia. Questo atteggiamento rafforza il senso di tabù e l’idea che, di “quella cosa”, sia meglio non parlare.  Tacere un argomento del genere in famiglia, porta a tacere molti aspetti della vita e può generare una spaccatura nel figlio che crea due livelli di vita: quello che può essere esibito agli altri e quello che va invece tenuto nascosto.

Disapprovazione,  ricatto affettivo

La disapprovazione è spesso espressa attraverso frasi tipo: “io non sono d’accordo” oppure “non ti accetterò mai”, mentre il ricatto affettivo talvolta passa attraverso espressioni tipo: “tu mi farai morire di dispiacere”.

Spesso viene posto il silenzio, il non parlarne più come visto sopra; quindi si affida al silenzio la disapprovazione. La situazione che passa è la non accettazione e il rifiuto che il figlio può vivere come una ferita. E’ molto importante, soprattutto durante l’adolescenza, avere l’approvazione dei genitori al fine di costruire il proprio sé e la propria autostima in modo armonico.

In questo caso va sottolineato la grande differenza rispetto ai ragazzi eterosessuali che non si misurano con l’accettazione e l’approvazione della loro eterosessualità da parte dei loro genitori.

Molti ragazzi, anche adulti se questa fase viene affrontata in seguito, fanno fatica a pensare di affermarsi ed essere felici se questa causa l’infelicità dei genitori.

Invito a nascondere e a non dire nessuno

Succede spesso che i genitori per paura di possibili ripercussioni negative o per imbarazzo, invitino il figlio a non rivelare la propria omosessualità ai vicini, ai colleghi di lavoro e ai parenti.

Ci sono dei casi in cui un genitore invita il figlio a non dirlo all’altro genitore o agli altri membri della famiglia, creando così una sorta di “segreto” tra loro due.
Questo diventa un ulteriore invito alla clandestinità e alla “doppia vita” col rischio di creare dinamiche del tipo “io sono meglio dell’altro genitore perché ti capisco, ma l’altro non può capire”.

Vengono poste delle restrizioni

Qualche volta il figlio, soprattutto se minorenne, viene sottoposto a delle limitazione tipo: “non esci più”, o altro. Ci sono dei casi in cui le restrizioni sono “forti” e in cui il ragazzo si trova a subire delle “violenze” vere e proprie con la scusa che viene fatto per il suo bene. Questo accentua il senso di colpa e il percepirsi sbagliato da parte del ragazzo che, oltretutto, non può reagire nei confronti di chi gli vuole cosi tanto bene e che tenta di salvarlo.

Reazioni positive,  reazione di normalità

Fatto che si verifica con sempre maggior frequenza, è che le famiglie percepiscano come assolutamente normale che il figlio possa essere omosessuale e lo aiutino in tutti i modi. In questi casi in famiglia si parla della vita affettiva e sentimentale come fatto normale e spesso il fidanzato, il compagno, ecc. è accettato come parte della famiglia.


1.5-b Situazioni in cui l’omosessualità non è conosciuta-rivelata in famiglia

I genitori non hanno idea

E’ il caso, diffusissimo, in cui i genitori non si pongano neanche lontanamente l’idea che il figlio possa essere omosessuale. Il loro comportamento pertanto sarà tale per cui verrà dato per scontato che il figlio sia eterosessuale.

Genitori che aiutano i figli a dirlo

Succede sempre di più che i familiari percepiscano che il figlio è omosessuale e cercano di aiutarlo a rivelarlo, facendogli capire che può parlarne e che loro possono ascoltare ed accogliere quello che ha da dire.

Situazione di non detto,  il taciuto

Avere l’idea che il figlio possa essere omosessuale, ma al tempo stesso godere del beneficio del dubbio, è per molti genitori un sollievo e un modo per non misurarsi con questo tipo di realtà.

Se non è stata rivelata in modo ufficiale ma comunque l’omosessualità è percepita, spesso si crea una sorta di tacito assenso che mantiene i benefici del dubbio: “nessuno mi ha detto nulla, per cui io non so nulla”  e questo fa si che sia più leggero sopportarne il peso.

In questi casi i genitori non chiedono o non dicono nulla e il figlio è libero di fare quello che vuole basta che mantenga il silenzio su quel piano.

La disapprovazione indiretta

A volte i genitori percepiscono che il figlio possa essere omosessuale, però il tutto rimane taciuto e succede che disapprovino l’omosessualità all’interno di conversazioni di ordine generale, che possono essere udite dal figlio.

Molti ragazzi riferiscono di aver sentito il padre inveire contro l’omosessualità, talvolta con toni molto accesi, usando espressioni tipo: “se avessi un figlio gay lo butterei fuori dalla porta”, quando per loro era comunque chiaro che il padre potesse almeno avere dei motivi per pensare che il figlio fosse omosessuale.

Questo atteggiamento sembra essere un modo indiretto di disapprovare e di invitare il figlio a redimersi.


1.6 Cosa succede quando i genitori chiedono e il figlio non è pronto per rivelarlo?

Come detto il figlio aspetta di essere pronto prima di rivelarsi. Talvolta (molto raramente) i genitori pongono delle domande dirette al figlio tipo: “sei omosessuale?” Succede spesso che ragazzi neghino la propria condizione per paura e  perché non si sentono pronti.  

Questa negazione può dipendere dal fatto che il ragazzo si può trovare in una o in più delle seguenti fasi:

– Non ha ancora chiaro qual è il suo orientamento sessuale: “sono confuso”.

– E’ nella fase del rifiuto: “non voglio essere così, vorrei essere altro”.

– E’ ancora in una fase di conflitto: “vorrei e non vorrei”.

– Ha paura: “chissà cosa mi succederà”.

– Non ha ancora raggiunto la tranquillità: “sono sempre in ansia”.

– Non è arrivato il momento giusto per rivelarsi: “meglio aspettare domani”.

– Sceglie di non dirlo: “questa cosa è inconfessabile, non la dirò a nessuno”.

Se sussistono le condizioni sopra descritte, il figlio si trova in una condizione di vulnerabilità e, sentendosi indagato e scoperto e temendo conseguenze spiacevoli, può negare.